Via del Volto Santo e dintorni

È l’alba quando dalla piazza di Caprio, quella di fronte alla chiesa parrocchiale parto per un’escursione che spero risulti piacevole e rilassante. Il sole, seppur primaverile, comincia ben presto a scaldare e la salita che contraddistingue questo primo tratto contribuisce a farmi rimanere con la sola t-shirt. Raggiunta la cima della bassa collina che sovrasta la valle del Caprio mi fermo ad ammirare il panorama e ad osservare il paese che piano piano si sveglia. La chiesa con il campanile che la fiancheggia come una guardia instancabile domina il borgo e i campi coltivati che lo circondano. I fianchi della collina che ho appena percorso e le altre attorno sono ben tenuti e tutte coltivate ad olivo; segno che le famiglie trascorrono parte del loro tempo nei campi alla ricerca di saporii e di odori troppo spesso dimenticati. Quello che maggiormente sorprende del panorama sono però i borghi arroccati sulle sommità delle colline che si stagliano davanti a noi ai piedi degli appennini. Alla mia sinistra Rocca Sigillina, Gigliana alla mia destra con Lusignana dietro e più in alto. Uno scorcio che si imprime nella mia mente e che, anche ora che scrivo, è ben vivido nei ricordi.

Proseguo per una strada bianca facile da percorrere che conduce ad una casa; questo è il punto in cui la strade di ritorno si ricongiungerà a quella dell’andata. Gli ultimi due chilometri di tappa saranno gli stessi della partenza. Senza fermarmi continuo sulla mulattiera che conduce nei pressi di Macerie. Il tratto è bello e la piccola stradina attraversa campi ormai incolti e abbandonati al bosco. Poco più avanti faccio un piacevole incontro; sono quasi al termine del percorso nel bosco quando nei prossimità di un vecchio casolare mi raggiunge un asinello, libero, che si avvicina per prendersi tante carezze. Mi accompagna fino a che, al termine della mulattiera non supero un cancello che delimita lo spazio riservatogli. Mi osserva, forse un po’ triste, andare via con quello sguardo di chi, se potesse, mi seguirebbe.

Supero Macerie, senza mai entrare nel borgo (lo faremo al ritorno), imbocco il Lunigiana Trekking e, dopo aver incrociato il podere Conti comincio a scendere per una bella mulattiera. La pendenza è importante e si deve fare attenzione per evitare spiacevoli scivolate. Proprio mentre mi appresto a discendere mi raggiungono i canti religiosi che, dall’oratorio di S. Giovanni Battista, dalla quale passerò al ritorno e che in linea d’aria dista qualche centinaio di metri, mi raggiungono e mi accompagnano. È una strana e piacevole sensazione, anche per chi come me non professa alcun credo, ascoltare quelle voci e quei suoni mentre si cammina soli. Per fortuna il tratto è breve e al termine, un guado, può far uscire il bambino che è in noi: nelle giornate calde potremmo infatti approfittarne per rinfrescarci i piedi e giocare un po’ con l’acqua. Questo tratto di percorso, seppur fatto di saliscendi, si rivela molto bello e percorrerlo, distratti dalle molte cose che possiamo osservare, non risulta per nulla faticoso. Il borgo di Arnuzzolo, che raggiungo dopo una breve salita mi sorprende; classico borgo con volte a botte, con un’unica via centrale e molti angolini che meritano di essere osservati. Il zona riserva il meglio di se appena fuori dalla porta est del borgo quando scendendo una mulattiera ancora ben conservata, arrivo ad un ponte sul torrente Tarasco. L’angolo è bellissimo reso ancor più unico dalla ottima conservazione della mulattiera che permette di farmi un’idea di come dovessero apparire le strade nei secoli passati quanto ancora erano manutenute e tenute in funzione.

Tra saliscendi continui proseguo in direzione Ceretoli che raggiungo in tarda mattinata. Il borgo di probabile origine longobarda custodisce due elementi storici importanti: la pietra con inciso sopra un labirinto, di quelli a filetto, scoperto da pochi anni e due pietre murate, con sopra incise due figure antropomorfe di origine incerta sulle quali si sono fatte molte ipotesi senza mai raggiungere un grado di certezza sulla loro storia e la loro funzione.

Dopo averli ammirati entrambi ed aver riflettuto, ancora una volta, su come davvero dovessero apparire queste zone nei secoli passati e soprattutto se il quadro che gli studiosi hanno fatto su questa zona riesca davvero a rappresentarla al meglio, cose che personalmente non credo, mi appresto a tornare verso il punto di partenza. Lo farò percorrendo la Via del Volto Santo, antica ed importante arteria viaria, detta anche Francigena interna, che univa Pontremoli a Lucca e che in questo tratto attraversa una zona ricca di riferimenti al cammino e al Volto Santo. Nel paese appena prima di Ceretoli, Arzengio, è custodita una “marginina” dove è raffigurato il cristo tunicato, così come è tunicato il Volto Santo a Lucca mentre nell’oratorio di San Giovanni Battista, che incontreremo poco dopo, è custodita una scultura del tutto simile a quella contenuta nel duomo di San Martino.

Tratto facile da percorrere, quasi tutto in piano, ben presto raggiungo Tarasco e lo supero. Proprio fuori dal paese un incontro che mi lascia, a dir poco, sorpreso. Saluto le ultime case del borgo quando di fronte a me compare una signora bionda con un paniere, di quelli da picnic in mano. Non faccio in tempo a salutarla che dice “Le offrirei volentieri una fetta di torta…ma purtroppo sono contate” e mentre lo dice solleva lo straccio che copre il contenuto mostrando una torta d’erbi “E’ fatta nei testi, come si facevano una volta” e continua “Comunque la prossima volta che passa mi cerchi…abito in quelle case là in fondo” e così come è arrivata mi saluta tanto che io riesco a malapena a ringraziare e a dire che non è importante. Un incontro casuale ma che ha cambiato la mia giornata tanto che mentre proseguo continuo a ripensare alla gentilezza e alla disponibilità della signora.

Supero l’oratorio di cui abbiamo parlato; la celebrazione è terminata e ora, come troppo spesso accade, la chiesa è chiusa e non visitabile. Raggiungo Macerie, un pugno di case e proseguo per Serravalle che non raggiungerò perché poco prima svolto per una strada bianca che scende nel bosco e mi riporta alla casa isolata dove il sentiero si ricongiunge con la strada percorsa all’andata.

Sono al termine della mia escursione che come ogni volta mette alla prova il fisico e ritempra lo spirito. Camminare mette alla prova la proprio volontà, spingendoci a proseguire anche quando le forze sono scarse e si vorrebbe riposare, permette di osservare i luoghi che si attraversa con un’attenzione maggiore e questo molto spesso ci fa notare e apprezzare cose che, diversamente, non avremmo gaurdato.

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