Feudo di Giovagallo

Cavalli ansanti e schiumanti dalla fatica, avvolti da un manto di vapore, con le ultime forze arrancano sul sentiero in salita mentre stanchi cavalieri, incurvati sulle selle, raccontano di un viaggio lungo e faticoso. Il giorno è ormai al termine e lunghe ombre disegnano strane forme sul sentiero. Al lato della strada un bosco di castagni ben tenuto lascia intravedere, qua e là, piccoli orti coltivati e qualche ritardatario che ancora si prodiga negli ultimi lavori nei campi.

Poche centinaia di metri e potranno riposare davanti ad un bel fuoco, anche se è estate, e con qualcosa che disseti e lavi via la stanchezza. Con questi pensieri gli esausti cavalieri affrontano l’ultimo tratto del loro viaggio che li porterà ad omaggiare Moroello Malaspina, marchese di Giovagallo ed il suo illustre ospite. Un lungo peregrinare che li ha visti partire dal castello di Bosa, nella Sardegna occidentale, possedimento del marchese, recanti notizie urgenti che solo l’orecchio di Moroello potrà ascoltare.

Con questa immagine ripercorro quello stesso sentiero che i cavalieri della mia fantasia hanno calcato in una giornata d’estate. Nessuna fantasia però sui possedimenti del marchese che in effetti, nel secolo  XIII contendeva assieme ad alcuni cugini il predominio della Sardegna del nord a due potenze marinare come Pisa e Genova. Seppur la vita indipendente del feudo ebbe breve durata, Giovagallo, scelto come capoluogo, vantava diritti e beni nella Sardegna appunto ma anche in Val d’Aveto, valle tra la Liguria e l’Emilia Romagna ed in Val Trebbia, nel piacentino. Un fatto poco conosciuto che sottolinea come il marchesato Malaspiniano fosse potente ed in grado di confrontarsi con alcune delle potenze economiche e militari di quel periodo e rimarca come la Lunigiana, base di partenza di tutte le attività marchionali, fosse ricca e centro dei commerci di tutta Europa. Cosi come nulla vi è di inventato nell’immaginare che Dante, l’illustre ospite, dimorasse in questo castello in compagnia dell’amico marchese.

Il sentiero è ormai sommerso da erbacce e rovi anche se in questa stagione l’insana proliferazione estiva è terminata, riducendone il vigore e lo spazio occupato. Il bosco ha ricoperto tutto lo spazio disponibile, i terrazzamenti coltivati ora si possono solamente immaginare, ed incontrastato ha vinto la battaglia con l’uomo che indifferente si è allontanato da questi luoghi. Dal bivio sulla strada comunale che si raggiunge salendo da Barbarasco, frazione del comune di Tresana (MS), indicato con un cartello recante la dicitura “Castello di Giovagallo”, salgo ignorando il bivio a destra che si incontra dopo poche decine di metri e che condurrebbe ad una campo privato chiuso da un cancello. Ignoro anche il bivio, a sinistra, su un tornante proseguendo sulla strada in salita fino a che un cartello indicante “Castello” mi indirizza verso alcuni scalini scavati nel fianco del poggio e rafforzati con tronchi di albero. Il sentiero prosegue a destra e dopo aver superato, deviando, qualche albero caduto, ormai esempio immancabile di una campagna abbandonata sempre più a se stessa, riprendo una bella mulattiera, quasi del tutto scomparsa ma che, con qualche colpo inaspettato di orgoglio, riesce a regalare qualche scorcio bellissimo. Muretti a secco e selciato originale sono i regali che scalderanno, ancor più della camminata, chi sarà giunto fino a qua.

Un paio di corti tornanti e sopra di me scorgo il primo muro di pietre, alto poco meno di due metri e quasi del tutto crollato; la prima avanguardia che mi segnala di essere arrivato al sito, dopo circa una mezz’ora di salita non difficile ma costante. Supero il muro e mi ritrovo all’interno del perimetro del castello, impossibile da ricostruire ma ancora ricco di fascino. Ovunque gli occhi si posino, tracce di mura e di pareti, sopravvissute a secoli di incuria ed intemperie, segnalano e delimitano il luogo, raccontandoci di altre storie e di altre vite ormai nemmeno più vago ricordo. L’ampiezza dei ruderi e dei detriti che a centinaia ricoprono il terreno, residui dei crolli che hanno interessato l’area mi suggerisce che nella zona, oltre al castello esisteva anche un villaggio, arroccato alle pendici e funzionale alla vita del maniero. Ipotesi che vedo concretizzarsi con la lettura di alcune fonti scritte che fanno risalire l’ampliamento del castello, o forse la vera e propria istituzione del feudo, nel 1266. Per tutti i secoli XIII, XIV e XV la struttura viene costantemente amplianta e manutenuta lasciando tracce sulla cinta muraria e su alcuni suoi avancorpi mentre alcuni fabbricati sottostanti al castello risalgono al XV-XVI secolo così come a quei secoli risalgono gli ultimi interventi di tipo militare.

A partire da quelle date sia il castello che il villaggio vanno progressivamente spopolandosi fino a che, dal XVI secolo il complesso risulta definitivamente abbandonato[1].

Girovago tra le macerie e gli scoscesi declivi, accompagnato da Huka, il mio maremmano che, curioso ma ancora insicuro e poco propenso alla scoperta, non si allontana mai troppo. Non è semplice immaginare il castello ed il villaggio ma ogni angolo ed ogni muro accendono la curiosità e la voglia di andare a vederli e cercare qualche indizio che mi riporti, per lo meno con la fantasia a quel periodo. Quando scopro, quasi alla base della torre quadrata, in quello che dovrebbe essere la parte più antica della costruzione formata da un edificio rettangolare di circa 15 metri per 13, una buca, l’emozione della scoperta raggiunge l’apice. Non riesco a vedere molto, ma sono sicuro di intravedere un arco che sostiene il pavimento sul quale cammino; immagino si tratti delle sale inferiori. Dalla buca una persona potrebbe, con molto rischio e pericolo, calarsi. Ma, a parte l’idea di avventura, non credo sia consigliato farlo per davvero, i rischi sono troppo elevati.

Ruderi_Giocagallo

Completo il sopralluogo dell’intera zona, facendo attenzione a non lasciare punti inesplorati ed infine, superata la torre, della quale ormai sopravvivono solo due monconi di parete, proseguo fino ad arrivare sulla sommità del colle a circa 480 slm. Uno sguardo su tutta la valle del torrente Penolo, un affaccio su una Lunigiana poco frequentata e battuta, ed è ora di rientrare.

[1] Il castello di Giovagallo Giulivo Ricci, Nicola Gallo – Aulla: Centro Aullese di Ricerche e di studi Lunigianesi, 1995

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...