Grotta delle Fate

La giornata non è delle migliori; basse nuvole coprono il cielo appiattendo i colori e alcuni banchi di nebbia non migliorano il paesaggio. Non la mattina che mi aspettavo ma ormai ho deciso e non sarà di certo il tempo atmosferico a farmi rimandare l’escursione. Così alle 9.15 mi trovo a parcheggiare di fianco alla chiesa di Turlago.

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Io e Lisa, mia figlia, ci prepariamo e dopo pochi minuti siamo pronti. Una breve occhiata alla chiesa, rigorosamente da fuori (orami le chiese aperte e visitabili a qualsiasi orario sono scomparse) ed imbocchiamo la mulattiera che si stacca proprio di fronte alla porta di accesso al luogo di culto. Sale decisa verso il monte Cavallo ed è veramente molto bella seppur rovinata e solcata dall’acqua che ha lasciato ampi affossamenti. Dopo circa settecento metri raggiungiamo un punto pianeggiante in mezzo a castagni. Su di un tronco alla nostra destra un cartello indica il sito preistorico di Santa Caterina. È il punto che ci indica che dobbiamo lasciare il sentiero principale e svoltare a sinistra fino a raggiungere la cima del monte. Non manca molto ed in effetti dopo circa trecento metri e moltissimi incitamenti a Lisa per farla muovere (è ancora piccola, sei anni, spesso si distrae e smette di camminare) raggiungiamo un enorme castagno che sembra quasi sorvegliare la sommità. Come se, arrivati sulla cima del monte, si debba rendere omaggio a questo vecchio e saggio esemplare. Decido, è il momento di fare quella svolta ad ovest-sud ovest che mi avevano segnalato per arrivare alla Grotta delle fate. <<Non è facile arrivarci senza qualcuno che conosca il posto>>, ma non mi faccio scoraggiare da quelle parole e proseguiamo.

Ci buttiamo e pian piano scendiamo fino a che una grande macchia di eriche ci rende difficile proseguire. Decido allora di proseguire per un breve tratto nuovamente verso nord per poi portarmi nuovamente ad ovest in modo da aggirare quella massa invalicabile di rami. Il terreno diventa leggermente più scosceso e difficile (per una bambina di sei anni) e devo aiutare molto di più Lisa per evitare che scivoli e si faccia male. Ci riusciamo e dopo poco intravedo lontano qualche decina di metri una parete di roccia che mi fa sorridere; sono fiducioso e spero che quell’ammasso sia quello che mi immagino.

Ci avviciniamo e, dopo essere salito fino alla parete sono sempre più sicuro di aver visto giusto: la Grotta delle Fate è vicina. La zona è comunque coperta dagli arbusti e non è facile vedere bene ma sono convinto e dopo aver chiesto a Lisa di aspettarmi, mi sposto di pochi metri per vedere dietro un muro di arbusti. Avevo ragione, dietro a quei rami ci aspetta la nostra destinazione, la Grotta è proprio lì.

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Faccio andare per primo Lisa, intrufolandoci sotto i rami ed è lei che ad arrivare per prima alla parete di roccia piena di cavità cilindriche e ben levigate lasciate dai nostri antenati. Mi giro verso sud e la maestosità delle Apuane, anche con una luce e un tempo non ottimale, colpisce. Che spettacolo doveva essere la valle agli occhi di chi, centinaia di anni fa, si arrampicava qua su per compiere riti propiziatori.

Lisa sembra colpita, nonostante l’età e la non facile interpretazione, da questa parete e quando le racconto che, per i suoi antenati, questo era un luogo di culto per il quale bisogna portare rispetto sembra capire. Mi fa mille domande e questo mi fa immaginare che  la camminata e la parete abbiano comunque lasciato qualche cosa nella sua mente e che in qualche modo sono riuscito a colpire la sua immaginazione. Mi sento felicissimo.

Al rientro, con il suo aiuto, segniamo, con del nastro per segnalazioni, il percorso in modo da poterci tornare con più tranquillità per segnarlo meglio e sostituire i nastri. Ma soprattutto lo segniamo per far sì che altre persone possano andare a visitare quel luogo e vivere la nostra stessa esperienza.

Per chi fosse interessato c’è un libro, scritto da un appassionato esploratore lunigianese, Rino Barbieri, che racconta di queste testimonianze lasciateci da antichi abitanti di queste terre. Il libro è intitolato Lunigiana: la terra del sole. Pilgrim Edizioni.

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