Tornare Indietro

Ci sono momenti, più di altri, in cui ti rendi conto di essere figlio del tuo passato e delle esperienze vissute nell’infanzia o nella prima gioventù. Ed è così che certi luoghi e certe situazioni si imprimono nella memoria, accompagnandoti per tutta la vita. Indelebili riaffiorano portandoti odori, suoni ed emozioni e ti catapultano indietro nel tempo.

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Una sensazione agrodolce che scalda la tua anima e ti ricorda momenti di infinita spensieratezza quando i drammi erano altri e riferiti al mondo di un bambino, ma al contempo ti rammenta che il tempo trascorre inesorabile e che ogni attimo, per quanto possibile, andrebbe vissuto nel presente.

È così che mi sento domenica quando percorro la strada che, dalla piccola chiesa di Canneto (minuscola frazione del comune di Fivizzano) dedicata a San Colombano (in origine probabilmente cella benedettina), porta al cimitero. Una strada che, da piccolo, in compagnia di mia sorella e dei miei nonni, percorrevo quasi ogni settimana per raggiungere il piccolo laghetto dove guardare girini, rane e cercare, almeno con gli occhi, di catturare qualche pesce. Quell’avventura che si ripeteva, quelle salite, interminabili per l’epoca, scandivano il ritmo lento delle domeniche o delle lunghe giornate estive.

Sensazioni che cerco di trasmettere a Lisa raccontandole il paesaggio e come è cambiato negli ultimi trent’anni. Il bosco ha riconquistato terreno vincendo la battaglia con le terre coltivate che negli ultimi anni sono andate riducendosi, il laghetto è ormai irraggiungibile, sommerso dalle canne di bambù e dalla folta vegetazione. Se ne intravedono, per chi sa guardare, i confini e con molta attenzione si possono vedere le acque limacciose e stanche. Dove passavo del tempo accucciato alla ricerca di girini e ranocchie con mia nonna, ora arzilla novantaquattrenne e allora inarrestabile matriarca che si assicurava che non facessi un bel bagno, non ci si riesce ad arrivare, la stradina è scomparsa. Non mi pare giusto, vorrei poter condividere quei momenti con Lisa, ma forse, un po’ egoisticamente, solo rivivere tramite i suoi occhi di bambina quelle stesse emozioni.

Non c’è troppo tempo per cedere alla malinconia, la passeggiata continua. Raggiungiamo il piccolo cimitero, piccolo davvero. Pochi metri quadrati immersi nel verde; non è la giornata giusta né forse il tipo di riflessione da fare in questo momento, ma non mi dispiacerebbe l’idea di riposare per sempre in un luogo così.

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Ritorniamo indietro accompagnati dal sole che cala all’orizzonte e dall’immancabile rumore di sottofondo del bosco di cui ci si accorge davvero solo quando, all’improvviso, si fa silenzioso.

Sono contento, rilassato e passeggio leggero, convinto che, ogni tanto, tornare indietro aiuti ad andare avanti….

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