Monte Giogo

Girovagando per i sentieri virtuali della rete mi imbatto in un articolo del 15/11/2011 (vedi articolo) di Repubblica.it intitolato “I radioamatori che hanno trasformato l’ex base Nato in un museo” nel quale si parla di come l’associazione “ARI-Scatter del Monte Giogo” abbia ristrutturato una piccola parte del complesso dell’ex base Nato “Livorno” creando un museo delle apparecchiature radio usate a scopi di difesa. Il monte Giogo, appennino tosco emiliano divide la Lunigiana, e precisamente Comano, da Parma. Sulla sua cima, a circa 1500 metri s.l.m. si trova l’ex base militare.

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Leggere questo articolo, dove si descrivono i quattro paraboloni da circa 20 metri di diametro, i “pezzi forti” dell’intera struttura, fa riaffiorare vecchi ricordi di quando, dagli 11 ai 15 anni spesso mi ritrovavo a Comano, ospite di amici dei miei genitori. Ogni volta che salivo, giorno o notte, le immagini o le luci della struttura mi attiravano ed accendevano la mia fervida immaginazione. Fantasticavo di corpi speciali nemici in mimetica che circondavano la base con l’intento di bloccare le comunicazioni e la strenue ma vittoriosa difesa degli occupanti (come nei più classici dei film di avventura).

Decido di visitare la base domenica, dopo un sabato buio, nervoso e portatore di pioggia. Salgo verso Comano, accompagnato da un tempo incerto e mutevole. All’interno del paese prendo la deviazione verso il Passo del Lagastrello e delle frazioni di Lago e Piano che supero. All’altezza di Groppo San Pietro, su una piccolo promontorio, i resti di quello che era un castello Malaspiniano prima, fiorentino poi, mi salutano ricordandomi, ancora una volta, la connotazione viaria della zona. Siamo nei pressi del passo dei Linari e questa fortificazione, assieme al castello di Comano, costituiva, a ben vedere, una linea di controllo e difesa dell’intera viabilità.
Quando raggiungo la piazzola da cui si stacca la strada che conduce all’ex base Nato trovo una decina di centimetri di neve ad accogliermi. Immaginarsela, vista l’altitudine era normale ma ammetto che non l’avevo pensato e mi sorprende. Imbocco la stradina affondando un poco ma lo spessore non è molto alto e procedo senza grandi problemi. Non sarà sempre così ed infatti, dopo un paio di chilometri, i mie piedi affondato per 20-30 centimetri rendendo faticoso procedere. Huka invece sembra perfettamente a proprio agio saltellando e correndo qua e là con un entusiasmo ed una forza trattenuta che ammiro. Facile invidiarlo, con la sua capacità di arrampicarsi sui fianchi delle strada e ridiscendere come se niente fosse, senza alcun fatica evidente, alla ricerca di nuovi odori che lo incuriosiscano e lo attirino.

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La salita di quattro chilometri dura circa un’ora quando, affrontato l’ultimo tornante a sinistra, la base si staglia di fronte a me. Tra la foschia scorgo le forme delle parabole, enormi e mute sentinelle di un periodo storico da anni concluso ed il quadro è davvero impressionate, da togliere quel poco fiato che mi è rimasto. Nonostante la recinzione ed i cartelli che segnalano la presenza di alcuni enti operanti nella struttura, il posto sembra disabitato ed in abbandono. Dove gli occhi si posano vedo edifici a cui occorrerebbe una rapida risistemata per evitare crolli. Nonostante questo però, il fascino del complesso rimane immutato permettendomi di immaginare la base in piena attività con tecnici e militari impegnati nelle loro mansioni, in un via vai organizzato e produttivo. Sono ormai vent’anni che la base è chiusa, dal lontano 1995, quando l’utilizzo dei satelliti rese la struttura obsoleta. Nonostante questo le quattro parabole sembrano essere, a differenza degli edifici, in buono stato. Di dimensioni notevoli incutono un certo timore ed inevitabilmente attirano, come magneti, lo sguardo. Un luogo adatto a persone con una forte immaginazione che qui, colpite dal tanto materiale a disposizione, potrebbero immaginare e ricreare storia appassionanti ed indimenticabili.

Al vento freddo che spira si aggiunge una leggera nevicata; è tempo per me di rientrare. Ripercorro lo stesso tratto strada fatta salendo soffermandomi qua e là per ammirare il paesaggio; quel poco che non è ricoperto da una fastidiosa foschia che sì, limita l’orizzonte ma ammanta un po’ tutto di fascino e mistero. (continua…)

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4 pensieri riguardo “Monte Giogo

  1. Salve
    Mi chiamo Carlo ed ho svolto il servizio militare presso la base livorno. Mi piacerebbe tornare a visitarla. Ci sono stato nel 1985 Contattatemi se possibile andare a visitare la base. Grazie

    Piace a 1 persona

  2. Salve
    Ho visto svariate foto e video della base in giro su internet, e mi chiedevo se e come fosse possibile andare a visitarla personalmente. Ho letto nel commento sopra che è abbandonata, dunque è possibile entrare senza permessi o cose del genere? Inoltre è possibile arrivare in macchina fin dentro la base? Vorrei fare delle foto/video e la mia attrezzatura professionale purtroppo non mi permette di fare grandi escursioni a piedi
    Attendo una vostra risposta, vi ringrazio in anticipo

    Mi piace

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