…Fuori tema…

Qualche volta succedeva, a scuola, di andare fuori tema. Mi è successo oggi con questo racconto, diverso dal mio solito pubblicare.
Aver  visitato la base Nato ha fatto rimergere ricordi dimenticati da tempo…soprattuto fantasie di battaglie e di attacchi militari alla base che mi facevano compagnia durante il viaggio in macchina verso o da Comano.

Ne ho scritto uno…

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Notte.png

<<Fa freddo…>>

Con queste parole Franco saluta Luigi che, ancora infreddolito dal cambio di temperatura e mezzo addormentato, lo sostituisce alla garrita per il turno di guardia. Non che di notte ci sia molto da fare, se non, nelle belle serate d’estate, guardare le stelle e godersi il fresco, mentre a valle si muore di caldo. La base Nato “Livorno” è un posto tranquillo dove passare il tempo in attesa della pensione, soprattutto per Franco che dopo anni passati nei corpi speciali della marina, i temuti e rispettati “incursori” ha chiesto ed ottenuto un posto vicino a casa, alla sua amata Lunigiana.

Una sistemazione che gli permette di scendere a Comano al termine di ogni turno per stare vicino ai due figli, ormai quasi al termine degli studi superiori ed in procinto di partire per l’università. Marco, il più grande, appassionato di cavalli, avrebbe tentato con la facoltà di veterinaria mentre Flavia, la secondogenita e di un anno più piccola, era intenzionata a prendere la facoltà di economia. Hanno ereditato la capacità di studiare dalla madre, cosa che a lui è sempre mancata, più abile e competente nelle attività fisiche e sportive. E proprio queste qualità lo hanno portato ad essere tra i migliori del corso da recluta e successivamente gli hanno permesso di entrare nei corpi speciali.

Con questi pensieri Franco guadagna l’entrata della camerata pregustando una bella doccia calda e qualche ora di sonno. Posa le mani sulla maniglia e mentre sta per abbassarla, il mondo, per come lo ha conosciuto fino ad allora cessa di esistere. Un sibilo, forte e prolungato lo fa piegare sulle ginocchia mentre le mani, in uno scatto incontrollato, si portano alle orecchie cercando di attutire quel suono che lo sta stordendo. In un attimo: silenzio!

Come è arrivato è scomparso. Ora regna il più totale silenzio.

Franco cerca di rimettersi in piedi mentre frastornato si guarda attorno. Dalla garitta nessun movimento, di Luigi non riesce a scorgere alcunché. Preoccupato per l’amico muove due passi incerti verso la piccola costruzione, poi un terzo passo fino a che le gambe, un po’ più ferme e stabili, gli permettono di riprendere una parvenza di camminata. A volte il destino è davvero strano; quei pochi passi salvano la vita a Franco. Un’esplosione, un forte spostamento d’aria, fa volare il soldato qualche metro più avanti, vicino alla postazione di sorveglianza. La camerata è scomparsa, al suo posto macerie e fiamme. Sarebbero bastati pochi secondi di titubanza e Franco sarebbe morto, parte di quei resti fumanti. Con quei pensieri, seppur più sconclusionati e meno lineari, l’incursore che è in lui entra in azione. Temprato da anni di addestramento e di missioni top secret nei peggiori teatri di guerra, le capacità militare prendono il sopravvento escludendo l’uomo spaventato e frastornato.

Si porta in posizione seduta e dopo qualche attimo, con le orecchie duramente provate dal sibilo e dell’esplosione che rendono difficile mantenere l’equilibrio, si mette accovacciato così da non essere più un bersaglio facile ed immobile.  << Ma chi poteva aver scatenato un inferno simile? Possibile che fossero i russi? Più ci pensava e più gli sembrava impossibile che avessero deciso di attaccare una piccola base di comunicazioni come quella>>. Decide di spostarsi verso Luigi, per trovare una postazione più riparata e per verificare le condizioni dell’amico. Pochi passi ed è dentro la piccola stanza. L’amico è riverso a terra con le mani a coprire le orecchie. Da quella sinistra un leggero filo di sangue fa capolino tra le dita chiuse. Dal leggero movimento del petto capisce che Luigi è ancora vivo. Si china per raccogliere il fucile mitragliatore, quello che rimane sempre nella stanza e che il soldato doveva aver preso poco prima di svenire. Toglie la sicura, ora con un arma in pugno si sente più tranquillo anche se completamente allo scuro di quello che sta succedendo. Sono passati solo pochi secondi, tutto è successo così in fretta. La camerata sta ancora bruciando ed ogni tanto, qualche scoppio ricorda che il fuoco sta continuando la sua opera.
Lo sconvolge il silenzio dei suo compagni, non un urlo, non un ordine. Nulla; il silenzio più assoluto. E questo non è un buon segno.
Decide di provare a chiamare il centro controllo, qualcuno dei tecnici addetti alle comunicazioni potrebbe avere delle informazioni. Solleva il telefono ma niente, la linea è completamente muta. Evidentemente il sibilo ha distrutto i sistemi comunicativi. Un bel problema e Franco vede solo due soluzioni; salire ugualmente al centro di controllo per segnalare, se ancora possibile, l’attacco oppure cercare di scendere a valle per informare la stazione dei carabinieri e l’esercito per strade diverse. Solo che non sa se la base è stata circondata, se ci sono dei cecchini appostati in attesa che qualcuno si muova. Non può comunque aspettare oltre, ogni attimo perso permette agli avversari di consolidare le posizioni rendendo più difficile ogni sua mossa.

Esce allo scoperto, il cancello è a pochi passi. Quella è la strada che decide di percorrere, scendere a valle. Si abbassa il più possibile per ridurre al massimo la sua figura e muove i primi passi. Sta per toccare il cancello quando un rumore lo immobilizza. E’ un suono che riesce appena ad udire ma che lo immobilizza, ghiacciandolo sul posto. Un suono che non sa descrivere perché mai orecchie umano lo hanno udito ma che lo trattiene, incatenato.

Alza gli occhi verso il cielo e scorge una sfera nera, cosi scura che è facile identificarla anche di notte, sembra quasi assorbire tutta la luce che la circonda. Sta velocemente, con spostamenti rapidi, precisi e calcolati avvicinandosi allo spazio piano tra il cancello e le enormi parabole della base. Talmente rapida che il tempo di un respiro e la sfera è posata sul terreno. Così rapida che Franco nemmeno riesce a realizzare ci sia stato un qualche spostamento. Ancor meno riesce a capacitarsi di ciò che, da quella sfera sta uscendo, e l’unico pensiero formulato, prima che il terrore lo assalga, è che il mondo che conosce è davvero finito…

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