Tesoro di Montechiaro

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Leggo, ma soprattutto sfoglio “Lunigiana Ignota”[1] scritto nel 1933 da Carlo Caselli, “viandante” che a dorso di mulo percorse, nei due anni precedenti, la Lunigiana intera raccontandone aneddoti, storia e curiosità. Nel farlo l’occhio mi cade su un paragrafo anonimo, nemmeno citato nel titolo del capitolo, nel quale l’autore scrive:

“(…) un certo Vecchi, proprietario del diroccato castello di monte Chiaro, dopo aver tentato per vario tempo d’avere in possesso il tesoro, che sicuramente si trovava sepolto in uno dei pozzi, chiamò in aiuto due negromanti da Parigi. Questi subito accorsero a Turlago e con diversi uomini, armati di picco e di badile, incominciarono a scavare, finchè non si arrestarono per lo scoppio di un improvviso temporale veramente d’inferno. Gli uomini (…) non poterono resistere a lungo perché comparve un vero esercito di diavoletti, armati di piccoli cannoni e pronti a far fuoco. I negromanti ed il Vecchi però non si mossero e, quando i diavoletti furono andati, uno dei due parigini, raccolto un picco, lasciato dagli uomini, diede un colpo, mettendo a nudo una cassa fatta di lastre di calcare. – Ecco il tesoro – esclamarono i negromanti, sedendosi sulla cassa (…). I due fecero dei segni, pronunziarono delle parole incomprese ed entrambi scomparvero con la cassa del tesoro, lasciando il povero Vecchi con un palmo di…naso”.

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La stessa storia, ma con risvolti molto più pratici, mi venne raccontata da mia nonna, giovane novantacinquenne, che da ragazzina andava a Turlago ad accudire la propria nonna anziana e racconta di come due contadini del paese, intenti a tagliare l’erba in un campo vicino al castello, sorpresi dal temporale, si rifugiarono in una delle poche stanze superstiti. Per puro caso, armeggiando con gli attrezzi, uno di essi si accorse che una pietra del pavimento suonava vuota. Né la nonna né gli abitanti del borgo seppero mai cosa i due trovarono dietro quella pietra ma è indubbio che da allora le due famiglie, di cui si conoscono i nomi, se ne andarono da Turlago acquistando case e poderi in un altro paese.

Che sia leggenda o storia, che il tesoro sia esistito davvero o che faccia parte della mito popolare, bello è leggere come i racconti sopravvivano, magari cambiando e modificandosi nel tempo ma permettendoci comunque di mantenere un forte legame con il passato.

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Per chi volesse visitare il castello, Turlago si trova dopo Fivizzano proseguendo per la strada che porta in Garfagnana. Il borgo è anche sulla Via del Volto Santo e può essere raggiunto percorrendo la tappa che unisce la Firenze della Lunigiana all’Argegna. Per arrivare al castello bisogna attraversare tutto il borgo (scendendo dalla chiesa per la bellissima strada ciottolata, girare a sinistra fino ad uscire dal borgo) e proseguire per qualche centinaio di metri. Sulla destra, a fianco di una costruzione diroccata, troverete una stradina che percorsa vi porterà ai ruderi.

[1] Lunigiana Ignota, Carlo Caselli – Arnaldo Forni Editore, Ristampa anastatica dell’edizione di La Spezia del 1933.

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