Tenerano

Da alcune settimane ho preso l’abitudine di sfogliare, quasi quotidianamente, Lunigiana ignota, scritto da Carlo Castelli nel lontano 1933, nel quale trovo sia spunti per nuove escursioni che descrizioni e racconti di luoghi e situazioni visti e vissuti nel mio “zonzolare” per la Lunigiana. Tra i primi mi ha colpito il racconto che l’autore fa della Tecchia di Tenerano:

“Appena un chilometro e mezzo sopra Bocciari ed in fondo al rio Navola, si apre la Tecchia di Tenerano, una cavità naturale con entrata di m. 43, che mette in una sala larga circa m. 60 ed alta m.20. Sul fondo del salone, tutto rivestito di stalagmitica, si estende per circa m.12 un laghetto sempre pieno d’acqua. Il prof. Puini, assistente del geologo di Terrarossa, Igino Cocchi, rompendo una porzione della crosta stalagmitica, vi raccolse ossa umane e cocci di vasi, materiale che è stato completamente disperso prima di essere attentamente studiato(…)”

Un’atra descrizione, evocativa ed intrigante la ritrovo in Effemeridi Biennali di Aronte Lunense, scritto nel 1779 da Luigi Fantoni. Ce la racconta così:

“Altra poi rinomata caverna, quattro miglia distante da quella di Ecqui, è alle falde del Sagro sotto le Alpi di Tenerano, un miglio solo lontano da quello Villaggio, detta perciò nel paese Tecchia di Tenerano. (…) Schiude ella verso Ponente una gran bocca alta braccia 40, e larga al pari del pavimento braccia 55 secondo le misure dell’ingegnere Sig. Antonio Falleri, e va nel suo prospetto sempre gradatamente diminuendosi fino all’altezza di sole braccia 10. (…) Si può riguardare la Caverna tutta, che ha in mezzo un piccolo laghetto di acqua morta (…)

foto 1

Alla fine risulta inevitabile che io vada a visitarla o che per lo meno ci provi. Giusto per curiosità e per poterne dare una descrizione tutta mia. Salgo, dopo molte rinunce e rimandi, sabato dopo una settimana di pioggia intesa e senza alcuna organizzazione. Non ho con me nulla, se non le scarpe da trekking. Tenerano, frazione del comune di Fivizzano, provincia di Massa Carrara, ha un’origine antichissima e molti lo raccontano come un centro importante vicino alla località di Ponte Vecchio collegato con l’antico porto di Luni. Nella zona vivevano popolazioni liguri apuane ed i ritrovamenti di alcune statue stele, proprio nella località sopra indicata, ne confermano la presenza. Durante la seconda guerra mondiale arroccati sopra questi monti combatterono i partigiani della Brigata Partigiana Garibaldina e questa strenua lotta costò tra l’altro molte vite umane culminata con l’eccidio del 13 settembre 1944 dove una compagnia di SS sterminò, come ritorsione, tutti gli abitanti di due casolari, sedici persone, tra le quali cinque bambini.

Parcheggio a fianco del cimitero e mi inoltro per il sentiero CAI n.46 percorrendo un’agile stradina che si inoltra verso le montagne, di origine carsica, che sovrastano l’abitato. Il vapore che scaturisce dall’umidità che si asciuga grazie al poco sole presente, forma basse nuvole che rendono il paesaggio ancora più alieno. Le rocce affioranti dal terreno costellano la zona come mute sentinelle, indifferenti e silenziose allo scorrere del tempo, catapultandomi con l’immaginazione verso periodi preistorici, quando la natura prepotente e dominante, era vissuta come manifestazione divina che doveva essere costantemente placata ed ingraziata affinché rendesse, per quanto possibile, migliore la vita degli adoratori. Proseguo su una mulattiera che scende verso il torrente che sento rumoreggiare lontano; la pavimentazione è in ottimo stato e si lascia percorrere con una certa facilità. Sto in effetti calpestando una delle moltissime “Vie del Sale” sfruttate da mercanti e contrabbandieri per trasportare i prodotti locali verso il mare e riportare il prezioso sale da rivendere e distribuire nelle comunità di montagna. Raggiungo in breve il torrente, gonfio d’acqua, e lo supero con un balzo fermandomi ad ammirare, subito dopo, le cascatelle che forma e che rumoreggiano nell’infinita corsa verso valle.

foto 2

Il sentiero 46 del CAI gira verso il basso ma io proseguo sulla mulattiera che cammina dritta davanti a me. Ben presto, alla mia sinistra, scorgo un muretto che sembra formare un lungo canale di rifornimento acqua per i resti di quella che sembra una abitazione oppure una stalla. Non ho idea di dove si trovi la grotta, ma non è importante, la zona che sto percorrendo è talmente bella ed affascinante che merita di essere visitata senza preoccuparmi di cosa troverò. Un altro torrente mi sbarra la strada ma anche questo si lascia superare senza difficoltà. Continuo sul percorso che in breve incontra un’enorme parete di roccia che a prima vista sembra chiudere il passaggio.

foto 3

Una quantità di coppelle, almeno a me sembrano esserle, disegnano la pietra mentre una piccola roccia, a forma umanoide (a me almeno richiama l’immagine di una persona incappucciata) posta in un riquadro ammanta il luogo di mistero. E con molte domande nella mia mente – sono davvero coppelle? Cosa rappresenta la pietra nel riquadro? – decido di non approfondire ulteriormente.

foto 4

Vorrei che altri occhi, oltre ai miei, vedessero questo luogo per la prima volta. Così, rinfrancato ed entusiasta per i luoghi attraversati torno con passo più leggero verso la macchina. Non ho trovato la Tecchia di Tenerano, ma poco importa. Ancora una volta la Lunigiana è stata in grado di regalarmi momenti di puro entusiasmo e stupore…

 

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