“Io camminante”

L’idea di essere bravo qualche volta ti sfiora. Il tuo ego ti racconta di come hai fatto bene quel lavoro, con quale astuzia hai risolto quel problema. Di sicuro, bravo lo sei stato nell’organizzare quel progetto e nel comportarti con correttezza con alcune persone.

Ma…!

In qualsiasi storia o racconto c’è sempre un ma, e questo non fa eccezione.

Ma, dicevo, c’è sempre un accadimento, un episodio importante, magari anche banale, che con un’improvvisa spallata ti fa capire che si, sarai pure bravo, ma qualcuno di più bravo esiste sempre. Qualcuno che ti farà sentire qualche volta inadeguato, a volte impreparato e superficiale.

A me è capitato qualche settimana fa, ospite di Luca Gianotti della Compagnia dei Cammini durante l’evento di Compagni di Cammino. Luca molto gentilmente mi aveva invitato a presentare la guida “La Via del Volto Santo: a piedi in Lunigiana e Garfagnana” durante la serata in cui si parlava di “Tutte le vie sono sacre? Pellegrini, Viandanti e Briganti”.

Mi sono così ritrovato sul palco con Luca , il poeta e scrittore Luigi Nacci  e Alberto Pugnetti ideatore di Radio Francigena.

Pensando di essere chiamato a raccontare della guida non mi ero soffermato sul titolo del convegno e comunque, certo di avere sicuramente qualche cosa da dire, mi ero illuso di poter affrontare la discussione senza prepararmi granché. E così, dopo l’intervento di Luca Gianotti, raccontato con esperienza e competenza, delineando con precisione e ricchezza di particolari l’idea di cammino e l’ancor più esaltante, almeno a sentire l’entusiasmo della platea, intervento di Lugi Nacci, durante il quale letture e citazioni si sono succedute incastrandosi perfettamente, come un copione, anche se non credo ne esistesse uno, ben progettato ed orchestrato, la mia balbettante e sconclusionata definizione di cammino ha di sicuro raffreddato gli animi e invogliato alla disattenzione lasciandomi una sensazione di incompletezza e delusione che ha condizionato i giorni successivi.

Da quella sera mi sono reso conto che, seppur sia una passione e non un lavoro, seppur il piacere debba prevalere su ogni altro sentimento o sensazione, anche la passione richiede documentazione ed approfondimento costanti e continui. Ed una forte spinta all’introspezione, alla ricerca di punti fermi che permettano di affrontare discussioni, di esprimere giudizi e opinione con basi solide su cui appoggiarli. Non che avessi davvero bisogno di quelle riflessioni, che il tempo dell’ingenuità è finito da un pezzo ormai, ma avevo bisogno di ricordarmelo. Di scrollarmi di dosso quella sensazione di sentirmi bravo, di avere storie da raccontare più interessanti rispetto ad altri e di ricompattarmi, ma verso il basso, alla ricerca di serenità ed umiltà. Alla ricerca di una semplicità di pensiero e di sensazioni da qualche tempo mancanti.

 

Per questo motivo ho pensato molto a cosa intendessi per cammino, cercando di analizzare quale fosse il motivo che mi spingesse a compiere un gesto, quello del camminare, vecchio quanto l’uomo ma sempre più accantonato in favore di una comodità e di una fretta, per cui non si ha tempo di muoversi a piedi, che, come un virus nel sangue, piano piano ci sta contagiando. Una malattia cronica inguaribile. Un gesto con il quale, sfidando la gravità, l’essere umano ha compiuto l’azione forse più importante per allontanarsi dalla condizione di “animale”.

E proprio perché connaturato alla nostra natura immagino il camminare come un ”io camminante” dormiente dentro di noi. Con diversi livelli di sonno, per cui a qualcuno basta poco per risvegliarlo mentre per altri, dove l’”io camminante” è in fase di sonno profondo, servono energiche scrollate e magari un bel secchio d’acqua gelata per richiamarlo dal beato riposo. Una volta risvegliato però l’”io camminante” comincia a pervadere la nostra esistenza, partendo dalle piccole cose, con piccoli passi per poi arrivare a guidare la nostra stessa esistenza, con ampie falcate e passi sicuri. Ed allora, ma solo allora, il camminare smette di essere un esercizio fisico ed una attività ricreativa per diventare un vero e proprio modo di vivere. Un modo di porsi nei rapporti con gli altri e rapportarsi con il gioco della vita. Un modo di vivere che porta al rispetto di sé, degli altri e del mondo, fatto di attenzione e di consapevolezza verso la bellezza e fragilità della natura che ci circonda. Consapevoli che la memoria e il ricordo di cosa eravamo e soprattutto da dove veniamo possa rendere la nostra vita migliore, magari di poco, e sicuramente più piena.

Compito di chi ha l’”io camminante” ben sveglio dentro di sé diventa quello di svegliarne quanti più possibile. Non attraverso il proselitismo, attività che mal sopporto e considero controproducente, ma attraverso l’esempio, il racconto e la condivisione. Per fare questo non ha più importanza se il cammino sia laico o religioso, duri solo una giornata oppure settimane; se chi cammina lo fa per sport, perché vuole conoscere i luoghi che attraversa, ama la storia oppure è un appassionato escursionista attratto dalla natura. Non è importante se cammina con lo spirito giusto, del qui ed ora, vivendo il momento ed assaporandone ogni attimo oppure con la testa rivolta alla vita quotidiana, attirato da quanto è rimasto “a casa”. Se cammina perché è una moda e i grandi cammini li fanno tutti. Non è importante se cammina perché trascinato da qualcun altro. Importante è che cammini, solletichi l’”io camminante”, faccia filtrare uno spiraglio di luce che infastidisca quegli occhi addormentanti. Importante è che continui a farlo in modo che quei piccoli passi incerti diventino via via passi più sicuri, pieni di consapevolezza e di certezze. Che quei passi diventino una marcia, sempre più sicura e solida che, travalicando il movimento meccanico fatto di un passo dopo l’altro, diventi un modo di educare e crescere chi verrà dopo di noi.

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