Oh #*@!#! Mi sono perso

– Oh merda!! –

– Mi sono perso! –

E mentre lo penso un folto gruppo di rovi blocca il movimento del mio piede, perdo l’equilibrio e dopo secondi di comica ricerca della stabilità cado nel roveto. Per fortuna, sacrificando la mano destra, uscita malconcia e graffiata in decine di punti, limito i danni al resto del corpo. Mi rialzo infuriato, ma anche divertito dalla situazione perché alla fine mica mi sono perso davvero. La traccia, ben evidente sul terreno è, in un attimo, scomparsa ed io, un po’ a sensazione e un po’ aiutandomi con i riferimenti geografici ho deciso di prendere una direzione nel bosco che spero mi porti a scendere nei pressi di Parana, frazione del comune di Mulazzo, terra di antichi librai.

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Ma andiamo con ordine: sono partito questa mattina attorno alle undici dal castello di Villa, una piccola struttura, per essere un castello, di proprietà privata ottimamente conservato e, a mio parere, uno dei più bei castelli della Lunigiana. Ristrutturato dalla principessa Amalia di Baviera e dal conte Huberto Poletti Galimberti, sottratto dall’essere una semplice rimessa agricola, ha la forma di un parallelepipedo ampliato ed abbellito nel 1400 da due torri cilindriche. Possesso dei marchesi Malaspina apparteneva al feudo di Lusuolo, Castevoli, Podenzana e Villafranca e rappresentava un importante crocevia per le strade da e per il genovesato. La presenza di un antico ospitale, l’odierno Oratorio di Santa Lucia, ci racconta di una viabilità attiva rappresentata da mercanti e carovanieri, briganti e contrabbandieri. Un flusso continuo di merci dal mare verso la pianura padana e le zone dell’entroterra e da queste verso i porti liguri per essere inviate in mercati lontani.

Dicevo, sono partito dal castello prendendo, dopo una cinquantina di metri in direzione del paese di Villa, uno stretto sentiero che sale a destra. Dopo aver superato un paio di case, la prima residenza estiva con tanto di piscina, la seconda in evidente stato di abbandono, raggiungo una strada bianca, facilmente percorribile da trattori e fuoristrada, ed inizio ad arrampicarmi in una salita costante ma impalcabile. Ben presto comincio a sbuffare come un mantice, la pausa natalizia si fa sentire ed allora mi dico che va bene così, ho da rimettermi in forma. Il cielo sereno e luminoso invoglia a camminare e solo un vento pungente, con folate fastidiose e inopportune, rimanda i pensieri al bel divano di casa invitante ed accogliente. Dopo circa un’ora raggiungo un bivio, a sinistra si raggiunge Villecchia, frazione del Comune di Tresana, mentre proseguendo si arriva, dopo qualche chilometro, alla frazione di Parana. Decido di proseguire, a sinistra sono già andato mesi addietro perdendo la traccia, non più segnata dopo poche centinaia di metri. Oggi preferirei evitare di recuperare un sentiero oppure di inoltrarmi nel bosco immaginandomi il percorso da seguire. Pensieri profetici debbo dire..

La salita non mi abbandona e quanto raggiungo la località di Porcola l’altimetro segna 724 metri s.l.m., più di quattrocento metri di dislivello che permettono alla vista di spaziare sulla valle del torrente Osca. Riconosco alcune delle piccole frazioni che popolano la zona ed immagino come fosse svegliarsi nell’unica costruzione presente in compagnia del silenzio, della natura e di un paesaggio quasi incontaminato. Com’è facilmente intuibile oggi tutto è disabitato ed in abbandono; ma chi mai salirebbe fina quassù a vivere?

Con queste riflessioni proseguo sulla strada ben segnata. Ben presto si restringe in un sentiero, sempre meno battuto, fino a quando il bosco si richiude attorno a me presentandomi molte alternative, più o meno segnate, delle quali nessuna sembra quella giusta.
Probabile sia io, distratto dal paesaggio e dai miei pensieri, ad aver saltato qualche deviazione o qualche tratto ben segnato ma a questo punto indietro non si torna. Mi trovo sul crinale del monte, purtroppo non godo di ottima visuale, ma ho idea di dove sia Parana e comincio a scendere seguendo una traccia più marcata rispetto alle altre. Ed e proprio dopo poche decine di metri su quella traccia che cado.

Mi rialzo infuriato, ma anche divertito dalla situazione, sistemo meglio lo zaino e proseguo su quel tratturo, sempre più sporco ed impraticabile. Alla fine, scoraggiato, devo estrarre il pennato (roncola per altri) e cominciare a pulire il percorso davanti a me. Per fortuna il pezzo sporco non è moltissimo, solo qualche metro. In pochi attimi e qualche ulteriore graffio sulla povera mano destra, riesco a passare per procedere nuovamente su una traccia pulita. Castagni maestosi mi circondano, e se ora l’intera area è abbandonata e sporca, immagino che qualche decennio fa il bosco fosse pulito, senza nemmeno un ramo a terra. Tutto veniva usato e riutilizzato. Sarà un caso ma alla fine solo “perdendosi” si riesce a fare scoperte, che pur nella loro semplicità, stupiscono. Oggi accade proprio così. Mi guardo attorno per capire meglio quale percorso seguire quando i miei occhi scorgono un muro di sassi tropo ordinato per essere naturale.

ruderi

Mi avvicino e scorgo un piccolo muro diroccato e male in arnese di quella che sembra una piccola costruzione. Forse un riparto per pastori o una rimessa per le legna. Non passano che pochi attimi e qualche metro verso valle che i miei occhi si posano su una mulattiera bellissima.

mulattiera

Mi fermo stupefatto a guardarla: nonostante gli anni di abbandono i muretti a secco reggono bene ed indicano senza possibilità di errore il percorso da seguire. Ma non è tutto, ai lati della mulattiera, come si trattasse di un quartiere, piccole costruzioni di sasso completano il quadro. Il tetto e gli infissi, unica parte in legno, sono ormai andati perduti ma per il resto, con piccoli lavori di restauro e pulizia, alcune potrebbero essere abitate nuovamente.

Sono davvero senza parole, il bosco nasconde e conserva. Ad avere voglia di attraversarlo, magari abbandonando con cautela i sentieri principali, si può avere la fortuna di fare incontri come questo. Non si tratta certo dell’Eldorado, la mitica città dell’oro, ma per me è comunque un piacere visitare queste costruzione, mute testimoni di un passato prossimo quasi del tutto dimenticato.

La presenza della mulattiera mi rincuora, non devo essere lontano dal centro abitato, anche se non credo si tratti di Parana. Poco dopo scorgo i rami più alti di un uliveto. Sono sicuramente arrivato ed il cancello che delimita la proprietà mi fa capire che non sbagliavo. Non ho più voglia di cercare una via alternativa e, alla faccia della proprietà privata, entro sperando di non incontrare il proprietario. È da poco passata l’ora di pranzo e visto la giornata festiva immagino sia al caldo in casa a chiacchierare con la famiglia. Niente di più sbagliato, scendo poche piane e proprio sotto di me incrocio lo sguardo di un uomo, brizzolato intento a potare una pianta

– Salve, le spiace se passo di qua? Mi sono perso – dico, sperando di non dover discutere.

In effetti il suo sguardo fisso e vagamente arrabbiato non fa presagire nulla di buono.

– Ma hai il fucile? – Mi apostrofa quello.

– Ma no. Che fucile! –

– Mi sono perso nel bosco qua sopra. Ho visto gli ulivi e mi sono detto che da qui potevo raggiungere il paese – aggiungo sperando, nel dirgli che mi sono perso, di incorrere nella sua clemenza. Mica ne ho bisogno; si fa due risate appena sente che mi sono perso, e mi racconta delle costruzioni incontrate. Sono vecchi essiccatoi, metati, utilizzati dai nonni per le castagne ed ovili per le tante pecore portate a pascolare sopra il paese. Mica sono finito a Parana, ma a Villecchia, quattro o cinque chilometri prima. La mia deviazione verso il basso deve essere stata troppo accentuata verso sud, sud ovest. Tra una risata e l’altra, un po’ stupito dalla mia conoscenza dei luoghi, forse non è troppo abituato a vedere persone in cammino in quelle zone, mi spiega dove ho sbagliato quando sul crinale ho perso la traccia. Chiacchieriamo per una buona mezz’ora e al momento di salutarci dice:

– Dai allora, ci incontreremo qualche volta nel bosco qua sopra! –

Attraverso Villecchia, un borgo bellissimo, il più bello di tutto il comune di Tresana.

villecchia

Addormentato sulla costa del monte, scaldato dal sole per la maggior parte del giorno, mantiene inalterata la struttura antica. Pochi chilometri e sono di nuovo al punto di partenza. Sicuramente sudato, sicuramente affamato ma contento di aver toccato luoghi ormai vivi solamente nella memoria delle persone più anziane.

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