La strada bianca

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Una lunga strada bianca si stende davanti a me. Per quanto mi sforzi di vedere dove arrivi non vedo la fine. Il suo percorso taglia di netto, come l’incisione di un bisturi affilato, campi bene tenuti, piante di olive qua e là e solitari filari di vite. Un cielo terso, solo qualche spruzzo di nuvole bianchissime distanti l’una dall’altra.

Eppure nevica, parrebbe strano ma è così.

Il polline dei pioppi trasportato da un venticello nemmeno troppo gentile volteggia nell’aria senza meta e senza preoccupazione, in attesa di cadere a terra, dove, spinto in ampi cumuli sembra in attesa di qualcuno che lo raccolga per fare palle di neve da lanciare. Un silenzio irreale, non fuori dove uccelli felici cinguettano mentre lo stormire di foglie racconta di gioie e piaceri, ma dentro di me. Fino a pochi attimi fa immaginavo di condividere questo cammino e questi momenti in modo da trovare conforto e piacere reciproco dalla presenza dell’altra persona. Immaginavo sarebbe stato più semplice vivere quel “qui” e “ora” di cui si parla sempre raccontando i miglior modi con cui affrontare un cammino.

Fino a pochi attimi fa, appunto.

Poi ho pensato, molto realisticamente di come, quando potevo farlo, di condividere quei momenti, non lo feci. Esisteva, e qui la riflessione peggiore, esistono tutt’ora, dei validi, almeno per me, motivi per non essere mai soddisfatto.

Per cui fino a pochi attimi fa, ricco di pensieri, pensavo. Poi stupito da alcuni di questi ho cercato di spegnere ogni ragionamento cercando di capire se fosse davvero così. Se essere insoddisfatto fosse la mia condizione di esistenza, il mio unico modo di stare la mondo. E la risposta che mi sono dato, dopo tanto rimuginare, non mi è piaciuta. Arrampicarsi sui pensieri, come su scale scivolose e ricche di svolte, mi ha permesso di riesaminare un concetto a cui tengo. Non voglio più essere condizionato da questa necessità di “vivere l’attimo” di “godere del presente”. È importante certo, può essere fondamentale a volte, ma non è l’unica strada e soprattutto non è il modo giusto di “camminare” se non è quello che sento ed estendendo a tutti, non è quello che sentite. Camminare non è solo il muovere meccanicamente, in un modo più o meno elegante ed aggraziato, i nostri arti inferiori, ma è soprattutto un modo di vivere e di intendere la vita. È l’approccio tenuto per affrontare le situazioni, con la natura ed il mondo attorno a noi, il modo di confrontarci con gli altri, amici e non, conoscenti o semplici persone mai viste. Per questo motivo credo ognuno di noi debba affrontare questo intendimento senza cercare di seguire la strada tracciata da altri. Quella può essere una piacevole ed importante scia da seguire ma poi, ad un certo punto, ognuno di noi deve cercare di percorrere il proprio sentiero. Sia che siate viandanti, camminatori o pellegrini, di lunghe o corte percorrenze, fanatici della prestazione o del passo lento, attenti alla natura e ai borghi di collina oppure appassionati di alta montagna, a qualunque di queste categorie apparteniate, camminate come meglio potete. Affrontate la vita, quella di tutti i giorni, come se foste sempre in cammino e per farlo, dico io, bisogna almeno muovere il primo passo. Leggete le esperienze di altri, fatele vostre, ma rielaborate e trovate la vostra strada. Io farò così…

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