Sono in ritardo…

Sono in ritardo di almeno due ore, si vede e si sente. Il sole è alto nel cielo, una bella tavolozza blu con qualche nuvola qua e là a sporcare la vista, mentre il caldo si fa sempre più intenso. Mi basta scendere dalla macchina per rendermene conto. Il bar della stazione di Minucciano –Pieve – Casola Lunigiana mi attira come la fiamma di una candela attirerebbe una falena. Faccio colazione, bevo un caffè macchiato e prendo un pezzo di focaccia per il pranzo.

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Chissà perché i bar delle stazioni, soprattutto quelli delle stazioni sperdute ed isolate, mi piacciono e affascinano così tanto. Forse è perché le vedo come reperti sopravvissuti di epoche passate, quando la ferrovia permetteva di raggiungere luoghi lontani o forse perché sembrano, soprattutto quelle sperse lungo le linee ferroviarie periferiche ancor di più dei posti di frontiera, con persone in partenza ed altre in arrivo. Qualcuna di esse parte solo per poche ore, altre invece sono all’inizio di un lungo viaggio o di un definitivo addio. Ma le stazioni e quelle di esse con un bar aperto e funzionante, svolgono spesso il ruolo di faro nella notte o di oasi in un deserto. Può succedere, magari in inverno quando il buio scende presto sorprendendo incauti viaggiatori, di trovare proprio in questi locali una luce invitante ed una inattesa visione alla quale avvicinarsi per cercare riparo e calore.

Le argomentazioni per passare la mattina a rimuginare sul ruolo delle stazioni non mancano ma, non posso davvero aspettare oltre. Esco ed attraverso la strada in direzione di Argigliano.

Ma chi avrebbe pensato mai che per arrivarci avrei dovuto attraversare un ponte tibetano? Non è proprio così ma il ponticello, qualche metro sopra un ruscelletto misero è talmente mal messo da rivelare la rete di metallo sotto il poco cemento rimasto. Anzi a dirla tutta qualche passo calpesta proprio la rete elettrosaldata ed il ponte ondeggia quasi si sentisse una barca con il rigagnolo sotto a fare da mare. Mi spiace quasi abbandonarlo, tornerei indietro per fare un altro passaggio ma sono già in ritardo e se mi metto pure a giocare arrivo con il caldo sole del pomeriggio. Arigliano riposa sulla costa del monte con il volto rivolto ad est così da scaldare i propri muri anche negli inverni più rigidi. Paese natale di Beato Paoli, da qui partito nel 1500 per raggiungere Roma dove verrà ricordato come uomo pio ed estremamente caritatevole, mi accoglie con il buongiorno di una signora in procinto di stendere i panni. Mi sorride e mi conforta, si fa per dire, segnalandomi che gran parte della salita sarà al sole. “Dovevi partire prima”…e come darle torto!

 

Giusto due passi, qualche foto e proseguo per Ugliancaldo (“Ugliano”).

Ora si che mi diverto, eccome se mi diverto; la strada sale ed il sole, a picco sopra la mia testa brucia con i suoi raggi. Il sottobosco è un rumoreggiare continuo: sassi smossi e foglie spostate, frinii e cicalecci mentre lucertole e qualche serpentello sfrecciano via al mio avvicinarmi. Il sentiero attraversa luoghi molto belli, di quella bellezza antica e senza età. I miei piedi calpestano lo stesso suolo percorso dagli uomini abitanti delle caverne e questi sentieri permettevano a loro, come a me, di attraversare il bosco e spostarsi con più facilità. Mi sento un granello di sabbia, schiacciato e allo stesso tempo rinfrancato da queste riflessioni. Camminare, dico io, riporta alla giusta dimensione nel mondo, fa capire di essere solamente un ingranaggio, magari tra i più complessi, ma pure sempre un ingranaggio di una macchina ancor più complessa. Una macchina, per quanto evoluti siamo diventati o forse proprio per colpa di questo, sconosciuta, della quale abbiamo perso o dimenticato il modo corretto di usarla. Con queste riflessioni a tenermi compagnia salgo e salgo, passi senza sosta verso Ugliano mentre le gambe protestano ed il corpo si ricopre di sudore. Ma nonostante tutto è pur sempre una bella sensazione, sentirsi in movimento, sentire il corpo, ed in particolare i muscoli al lavoro, bruciando risorse per procurarsi energie da trasformare in movimento.

Quando davanti a me scorgo una sezione delle Alpi Apuane so di aver raggiunto la prima tappa del mio cammino odierno.

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Il paese di Ugliancaldo è bellissimo; la fila di case, solo su un lato della strada, non centra molto come paragone ma a me quello ricorda, assomiglia ad un villaggio del far west. Entrando poi nel paese a ridosso della chiesa e del castello rimango esterrefatto. Completamente restaurato, è ben tenuto e conserva il fascino originario. Mi perdo nelle stradine e rimango abbagliato dall’antico arco che porta, per quanto riesca a capirne, nella zona castellata del borgo. Una stradina più sotto trovo un circolo sociale, “Imarcord“, ancora chiuso ed in attesa dell’estate imminente.

La scoperta mi ricorda di come, con l’arrivo della bella stagione il borgo, come accade a tutti i borghi dell’appennino indistintamente, si popoli. Me lo ricorda un anziano signore seduto sulla panchina al fresco “Siamo in dieci ad abitare il borgo in inverno ma ad agosto si raggiunge il numero di cinquecento abitanti”.  Mi invita, dopo aver chiesto quale sentiero mi appresto a percorrere, a visitare la chiesa con il bellissimo spiazzo ed il panorama. Lo accontento e dopo averlo salutato è proprio là che mi dirigo. Ed ha effettivamente ragione; la chiesa è circondata da un bel parco con panchine, dietro l’immancabile cimitero e la vista verso sud-ovest, su tutta la Lunigiana, mi lascia davvero senza parole… (continua)

 

PS questa tappa, debbo dire di averla liberamente scopiazzata da Alessandra, leggendo il suo bellissimo blog “Ai piedi delle Apuane“. Spero non me ne voglia…

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3 pensieri riguardo “Sono in ritardo…

  1. Grazie Oreste. Però se inizi a scopiazzare non ti porto più in giro 😉 scherzo. Più che piacevole leggere le tue parole e anzi, grazie per avere rifatto il giro e “trasportarlo” sul tuo blog con occhi diversi. Sempre e comunque con l’amore per le nostre zone.

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