Ma i veri viaggiatori…

“Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!

scrive Baudelaire nella su bellissima poesia Il viaggio. E lo scrittore Alessandro Piperno, in un bellissimo articolo de La Lettura di qualche settimana fa aggiungeva “la meta è un pretesto”.  La poesia, complessa e ricca di spunti di riflessione meriterebbe ben altro contesto e competenza.

La nostra riflessione sul viaggiare, sui motivi in grado di scatenare questa esigenza al muoversi, al doversi spostare, al dover raggiungere una meta o alla necessità di allontanarsi da un luogo si concetra su quella parte ponendoci alcune domande:

IMG_5869

Ma si può dire “vero viaggiatore”?  Vero rispetto a cosa? A quale parametro? Chi può dirsi viaggiatore migliore di un altro?

Domande su domande alle quali potremmo rispondere, almeno per aprire la riflessione in questo modo: non esiste un vero viaggiatore. Certo, c’è chi viaggia di più e chi viaggia di meno. E chi viaggia di più sarà sicuramente più scaltro nel viaggiare, ma i sentimenti e la passione che muovono una persona per viaggiare sono gli stessi. Anche se si fa un viaggio ogni tanto. E poi cosa significa viaggiare realmente? Il viaggio non inizia il giorno della partenza, bensì molto prima. Fin dal momento in cui si dice “si parte!”. Che poi la meta sia un pretesto, mah. Forse lo è per chi viaggia tanto e ormai sente nelle vene il bisogno di viaggiare, scegliendo una meta a caso. Come una droga. Ma poi penso ancora e dico “ma davvero chi viaggia, lo fa senza scegliere la meta?”. No. Non credo. Credo che la meta debba piacere e che poi, sia vero, che gli incontri, i momenti e le situazioni più belle si vivano proprio in posti e con persone privi di aspettative. L’affermazione di Baudelaire sembra però ancor più sottile, più sfuggente ed ingannevole. La meta è importante ma svolge, per il vero viaggiatore, un ruolo secondario perché, come tutti i grandi viaggiatori insegnano, il bello è in quello che sta in mezzo tra l’inizio e la fine. Per cui, per quanto agognata sia quella meta, per quanto sia bellissima, misteriosa o qualsiasi altro aggettivo pensiate meriti, non sarà mai all’altezza di quanto si troverà nel mezzo.

Pur ragionandola in questo modo a noi il sostantivo “pretesto” non piace. Perché spesso è proprio la meta, il voler raggiungere un determinato luogo oppure un traguardo a scatenare in noi la voglia di mettersi in viaggio. Si pensi a Caillié Réné, talmente concentrato nel suo voler arrivare a Timbuctu da travestirsi da musulmano, nascondersi ad una morte certa e mettere in costante pericolo la propria vita pur di raggiungere la città africana, la citta dell’oro e delle biblioteche, centro politico e culturale di un enorme impero. Che poi questa, come spesso accade, non sia stata in grado di risvegliare in lui i migliori sentimenti, deludendolo e non poco, non toglie nulla al fatto che il volerla raggiungere non fosse un pretesto bensì il solo e unico motivo per cui decise di viaggiare. Diremo di più, il voler “raggiungere” ad ogni costo un traguardo può diventare una vera forza, in alcuni casi una vera malattia, in grado di spingere le persone al di là dei propri limiti pur di raggiungere quanto prefissato. Ed è forse questo il motivo per cui spesso, una volta raggiungo, quel traguardo o quella meta, risulta agli occhi di tanti sforzi e vicissitudini, deludente.

Gli esempi, come quelli dello sfortunato Rènè, se non lo avete fatto leggete “Viaggio a Timbictu”, non mancano e non è difficile trovare chi, spinto dall’ossessione verso un personale obbiettivo, abbia affrontato inimmaginabili difficoltà sfidando sorte e amicizie, qualche volta anche amori, pur di ottenere quanto prefissato.

A fronte di queste considerazioni non possiamo affermare nulla di diverso dal dire che la meta è spesso l’unico motivo per cui si inizia un viaggio ma, come spesso accade, è infine il viaggio stesso a cambiarci, con incontri, situazioni inaspettate e particolari, contrattempi e molto altro ancora. Alla meta resta in duro compito, ma spesso molto formativo, di deluderci. Perché attraverso questo sentimento negativo enfatizza ancor di più quando sia stato intenso il viaggio, quel periodo, più o meno lungo, intercorso tra la partenza e l’arrivo. Quando sia stato in grado di cambiarci e di cambiare il nostro modo di osservare la natura, le persone ed in generale il mondo attorno a noi. Viaggiare, e farlo in modo lento e consapevole, fuori dal turismo di massa, senza nulla voler togliere ad esso, può cambiare definitivamente il nostro modo di vivere anche se, succede spesso, e ragionandoci con attenzione ci renderemo conto di quanto sia effettivamente così, per molti il viaggio risulti appagante solo una volta rientrati a casa. Incontrando difficoltà è possibile che il viaggio sia vissuto con ansia e con apprensione; sensazioni in grado di allontanarci dal “vivere qui e subito”, come molti veri viaggiatori, usato in tono un poco ironico, vorrebbero si facesse quando si parte per un viaggio lento. Emozioni che svaniscono una volta rientrati a casa e che fanno gustare quei momenti in maniera diversa rispetto a quando sono stati vissuti. Forse, e ribadisco il forse, questa affermazione vale un po’ per tutti, soprattutto chi viaggia utilizzando il proprio corpo come motore principale di spostamento, camminando ed andando in bicicletta. Quando si fatica per una salita interminabile, ci si muove sotto un acquazzone oppure si è talmente stanchi da avanzare con la sola forza di volontà, in quel momento è difficile assaporare, cogliere il bello ed il piacere di un viaggio. O come lo scalatore, che fatica per arrivare in vetta alla montagna e magari maledice il momento in cui ha deciso di partire, ma, una volta arrivato, una volta voltatosi per gustare il paesaggio, tutto il dolore passa e resta solo la meraviglia negli occhi e nel cuore. Solo dopo appunto, quando riposati e ristorati si racconta, perdendosi attorno ad una fotografia oppure ad un episodio, si dimenticano quasi tutti i momenti negativi, o forse si accantonano solo, felici di averli superati, e si ricorda il piacere dell’avventura e della situazione vissuta.

Come dire, il piacere di viaggiare, in tutte le sue forme e sfaccettature, lo si apprezza più a posteriori rispetto al momento in cui si vive.

Queste riflessioni nascono dallo scambio di idee con Cristina bevendo un caffè e sorseggiando una birra, non necessariamente in questo ordine…

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...