Giganti

“Giganti”!!

“Erano sicuramente dei giganti arrivati da chissà dove per depredare ed uccidere”!

Vichingo

Era notte, certo. E la luce della luna, velata da nubi temporalesche non era stata sufficiente per cogliere al meglio i dettagli della scena ma, quelli erano sicuramente dei giganti spuntati dall’inferno. Alti, quasi due teste più di lui, e sì che tutti gli dicevano quanto fosse alto. Sulla testa corna appuntite contornate da una criniera color dell’oro. La stessa ricopriva anche l’intera faccia mentre alle braccia, più lunghe di un normale uomo, spuntavano artigli e spunzoni. Sulla schiena portavano delle scuri enormi e scudi rotondi cosi massicci da nascondere dietro di essi un uomo di media statura.

La paura, alla vista di quelle creature demoniache, era stata così intensa, così palpabile da far provare al ragazzo un dolore fisico. Le sue gambe, in completa autonomia, senza ricevere alcun segnale dal cervello, si erano mosse, prima lentamente per non far troppo rumore, poi sempre più velocemente, allontanandolo il più possibile da quelle visioni da incubo.

Ora camminava su un sentiero incastrato tra le alte montagne; una via diretta per raggiungere la parte nord della terra della Luna. Doveva avvisare il signore del castello, l’unico luogo fortificato a difesa di quell’accesso. Il capitano del “Castellaccio” avrebbe saputo cosa fare ed in caso contrario, lui, il ragazzo, non si sarebbe sentito in colpa. Aveva trascorso una notte agitata, dormendo poco, spaventato da qualsiasi rumore. Un tozzo di pane raffermo e qualche fetta di formaggio avevano alleviato la fame, una fame nervosa e contratta dalla paura e dalla fatica. Entro sera avrebbe scorto le mura del borgo castellato. La sua mente immaginava quel momento tanto spesso quanto si scopriva a voltare la testa all’indietro temendo ogni volta di scorgere un demone correre a quattro zampe verso di lui.

Ma non era mai successo e le mura del Castellaccio erano sempre più vicine….

IMG_1902

Il luogo dove sorge il castello di Aiola, della cui storia poco si conosce se non il suo nome “Castellaccio” attribuito all’intera zona, doveva essere effettivamente visto e vissuto come un’oasi di sicurezza per chi, muovendosi tra queste montagne, con l’arrivo del buio, del mal tempo o magari, perché no, inseguito da briganti, trovava un senso di tranquillità alla vista delle mura a difesa della torre e del borgo. Ancora oggi, nonostante la boscaglia ricopra quasi tutto, con frane e terremoti a ridurre l’area occupata dall’abitato, il luogo conserva un certo fascino. Salendo da Aiola, scorgere le mura, a colpo d’occhio non facilmente identificabili fino a che non ci si trova proprio a ridosso, fa un certo effetto.

IMG_1903

Immaginare un castello a queste altitudini oggi, con gli armigeri deputati alla difesa della strada, maniscalchi e artigiani per le attività di manutenzione, cuoche e domestiche per il sostentamento delle tante persone, non è affatto facile. Abbiamo cambiato completamente il senso della prospettiva; le strade di fondovalle, gli automezzi, la ferrovia, hanno modificato radicalmente il nostro modo di vivere rendendo spesso superfluo il dover valicare qualche montagna per raggiungere una qualsiasi valle adiacente. Esiste un’alternativa, magari più lunga in termini di chilometri, ma più agevole, tanto con la macchina il problema è meno sentito, grazie alla quale non è necessario inerpicarsi a queste altitudini. Questa “comodità” falsa, almeno nel mio caso è così, il modo di approcciarsi a queste “scoperte”.
Ho bisogno di attenzione e concentrazione per ripulire il sito degli alberi, ricostruire le mura, vedere nelle vicinanze orti terrazzati e recinti per piccoli greggi. Incrociare persone impegnate attorno alle mura, qualcuno intento a raccogliere ortaggi e a ripulire qualche campo.
Magari il signore del castello intento ad organizzare i pattugliamenti della strada oppure a riscuotere dazio ad alcuni mulattieri appena arrivati dal mare. Al termine di questo esercizio, riesco a comprendere la magnificenza della costruzione, dell’impegno, della forza e della disponibilità per costruire una fortezza in questi luoghi, dell’importanza di queste vie, in grado di giustificare tutto quanto.

Con l’immagine arriva la consapevolezza di quando stiamo dimenticando, di quanto abbandoniamo al silenzio del bosco e alla compagnia degli animali. Di quando ogni giorno che passa siamo sempre più scollegati da chi ci ha proceduto…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...