Mai fidarsi…

Esco dalla porta di casa, Huka cerca di impietosirmi per farsi portare via; si mette di mezzo, mi annusa e cerca in ogni modo di attirare la mia attenzione. Lo accarezzo e nel frattempo gli racconto di come oggi non possa portarlo, dovrà accontentarsi ed aspettare la passeggiata serale.

Esco dal cancello, muovo i primi passi verso la macchina ed inizia a piovere, prima qualche goccia isolata compare sull’asfalto, punti sparpagliati e radi, poi un violento acquazzone, dal quale mi riparo salendo in macchina. Il vento sposta masse di nuvole ridisegnando il cielo ogni pochi attimi. Tutte le gradazioni di grigio passano davanti ai miei occhi ma ogni tanto qualche ritaglio di azzurro riesce ad intrufolarsi facendomi sperare per il proseguo della giornata.

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Il meteo aveva ipotizzato tempo variabile con un’alternanza tra nuvole e schiarite ma non mi aspettavo una pioggia così insistente ancor prima di partire.

Ci ritroviamo tutti alla stazione ferroviaria di Aulla, punto di partenza dell’escursione odierna. Percorreremo, in senso inverso, la tappa 23 della Francigena (Pontremoli – Aulla) per poi rientrare in treno. Ecco perché abbiamo parcheggiato proprio qua. Ci siamo tutti, riposati, chi più chi meno e sorridenti, nonostante il grigiore spinga verso altri sentimenti.  Pronti per una bella giornata di cammino, di chiacchiere e di allegria. Camminare in gruppo dovrebbe essere un momento di confronto, fatto di parole ed esperienze, un momento di allegria, fatto di scherzi e battute, un momento di silenzio, fatto di riflessioni e concentrazione. Partiamo, pieni di energia, ma con ritmo blando, preceduti dal nostro chiacchiericcio allegro e rilassato. Il rumore del bosco, con le pietre smosse, le foglie rapidamente spostate da piccoli animali crea la colonna sonora, in sottofondo, della nostra giornata.

Non voglio però raccontare questa esperienza, seppur davvero piacevole, in compagnia di persone interessanti e simpatiche ed in luoghi favolosi, che se fossero in altre zone, sarebbero celebrati con parole sublimi ed eventi indimenticabili.
Voglio raccontare due episodi, simili, dai quali trarre un insegnamento. Un insegnamento conosciuto ma che sottolineare e ricordare può far bene.

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Tra Fornoli e Virgoletta cominciano una serie di saliscendi su strada bianca. Chiacchieriamo di cose leggere, facendo poca attenzione alla strada. Ad un certo punto io e Flavio ci accorgiamo che qualcosa non va; non si vedono più segni da qualche decina di metri e nemmeno guardando avanti li notiamo. La sensazione è quella di aver sorpassato, senza vederla, una deviazione. Poco più avanti, sopra una breve salita un signore sta armeggiando con una autovettura:

– Mi scusi? – Urla Flavio – La Via francigena passa di qua? – continua.

– Si…si. Proseguite lungo questa strada – risponde il signore argomentando le sue parole con ampi gesti del braccio ad indicare la striscia bianca che passa davanti alla sua casa e prosegue.

Poco convinti ma, in qualche modo confortati dalla sicurezza dell’uomo, proseguiamo. Niente segni nemmeno più avanti e nessuna indicazione. Controlliamo la mappa ed in effetti ci accorgiamo di essere fuori posizione; abbiamo saltato un bivio ed ora stiamo percorrendo una strada indirizzata verso la provinciale. Una volta raggiunta, tornando indietro percorrendo un semicerchio, potremmo recuperare il percorso. L’uomo non aveva alcuna idea di dove fosse la Via Francigena, ci ha solo indicato la strada conosciuta. Nemmeno una mezza parola di dubbio o di confronto. Un’indicazione sbagliata e via.

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Ma non è finita; poco dopo Virgoletta, confusi da vecchi segni scendiamo dalla parte sbagliata del paese. Anche in questo caso i dubbi ci assalgono, non è la strada giusta. Ricordavo, due anni fa quando passai per la prima volta, di essermi trovato dall’altra parte del paese. Per questo decido di tornare indietro e verificare meglio. Nel frattempo gli altri mi seguono con più calma.
Qualche centinaio di metri dopo trovo il tracciato e le giuste segnalazioni. Faccio segno al gruppo di raggiungermi e li vedo impegnati a chiacchierare con un uomo. Quando mi raggiungono mi spiegano di aver chiesto al signore dove fosse la Via Francigena ottenendo però una risposta criptica. Questi sosteneva infatti che – li fanno passare un po’ da tutte le parti – e comunque dovevamo andare – verso Bagnone –. Per fortuna avevamo trovato i segni giusti e sapevamo bene di non dover salire verso il lontano borgo lunigianese.

Come detto, in tutto questo, c’è un messaggio.

Per nessuna ragione ci si deve fidare degli abitanti del luogo. Tendono a non spiegare bene i percorsi, dando per scontate delle istruzioni fondamentali per chi non è del posto. Tendono a sottostimare i chilometri di solito con frasi del tipo – Cosa saranno…due chilometri… –  mentre invece sono almeno il doppio. Insomma, il consiglio è di evitare i suggerimenti da parte deli autoctoni per quel che riguarda distanze e percorsi. Da loro ascoltiamo le  storie del posto, le leggende. Ascoltiamo mentre raccontano della loro vita e come si vive in quei borghi ma, prima di accettare consigli di altro genere e seguirli, verifichiamoli sempre. Nel caso non si possa fare diversamente e l’unico modo sia affidarci ai loro suggerimenti, facciamolo ben consapevoli che probabilmente saranno errati…

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