E vissero felici…

– e vissero felici e contenti… –

Tutti s’intende, almeno tutti i protagonisti buoni mentre tutti i cattivi erano o morti o sconfitti. E vissero tutti felici e contenti. Ma poi davvero così felici? E per sempre? Per tutta la vita? Quella domanda, ad Attilio, bambino inquieto e pieno di storie fantastiche nella testa, che la mamma sempre glielo diceva – quante storie in quella tua testolina, quanto avrai mai da pensare e da inventare –, quella domanda, dicevamo, sorgeva ogni qual volta leggeva o ascoltava una fiaba.

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Ma davvero, dopo aver concluso una mirabile avventura o vissuto un interminabile incubo, a seconda della storia e dei protagonisti, questi si mettevano buoni buoni a vivere una vita felice e serena?

Ma davvero Hansel e Gretel non avevano più voglia di sentire l’adrenalina scorrere nelle vene nell’affrontare un’altra strega? O perché no, diventare dei veri e propri cacciatori di streghe e farsi pagare per i loro favori?

Attilio pensa a quanto possa essere noiosa una vita da felice e contento. Lui tutto sommato lo è. I nonni lo adorano, i genitori pure, non ha fratelli attorno che rompono. È felice, contento, ma anche annoiato. Vorrebbe qualche bella avventura bussare alla porta di casa. Ma di avventure nemmeno l’ombra, magari ci fosse almeno quella, potrebbe provare ad inseguirla quella malefica ombra, chissà non lo portasse al centro di qualche avventura.

E la vorrebbe diversa, emozionante e ricca di colpi di scena, non come andare alla fermata dell’autobus alla mattina, l’unica cosa davvero emozionante, e tornare a casa, dalla stessa fermata, il pomeriggio. Vorrebbe poter combattere contro orchi e draghi, vorrebbe poter cercare spade incantate e seguire la traccia di qualche gigante infuriato e iracondo. Vorrebbe tanto, ma non può, non ci sono mostri nel mondo reale. Non come pensi tu, dice mamma. Ci sono, eccome se ci sono, solo si nascondono bene – e lui si che saprebbe stanarli – spesso hanno un bel lavoro e guadagnano molti soldi. Magari si vestono bene ed invece di assomigliare a degli orchi cattivi – che dà loro si che sai cosa aspettarti – assomigliano a principi azzurri e da loro, essere feriti fa molto più male, non te lo aspetti, sei più vulnerabile ed indifeso -.

Non che Attilio capisca proprio tutto, di questo discorso, certi passaggi gli sembrano complicati, ma è piccolo, lo dice mamma, per capire certe cose avrà tempo.

Ed allora lui, che certi ragionamenti ancora non li capisce, le avventure le vive nella sua testa. Dopo il – e vissero felici e contenti -, tutti e sempre tutti, nessun escluso, ecco, dopo quel finale inizia la sua storia. Attilio partecipa in prima persona, compagno di Hansel e Gretel, scudiero del principe azzurro, quello vero e non quello incomprensibile di mamma, amico di Cappuccetto Rosso. Ed è sempre il primo a tuffarsi nelle avventure, senza badare al pericolo. Nella sua testa è immortale, può rivaleggiare con i migliori spadaccini, superare in una prova di forza il più potente dei giganti e guidare un esercito in battaglia, osannato dai propri soldati. E di battaglie e di come un esercito vi partecipasse mica ci capiva nulla, lui.

Una fantasia senza confini con la quale riscrivere ogni volta una fiaba, aggiungere o togliere scene, inserire un nuovo personaggio, buono oppure, più spesso, cattivo contro il quale lottare. Una fantasia con la quale giocare, quando la nonna, dopo il bacio della buonanotte tornava in salotto lasciando Attilio al sonno.

E se questo tardava ad arrivare? Nessun problema, c’era sempre una principessa da salvare oppure un orco da uccidere…

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