Bivi…

Pensando ai bivi, alle scelte possibili da fare, a come spesso la strada più semplice possa, dopo poche centinaia di metri rivelarsi la peggiore, la mia mente si allontana dalla realtà camminata, ed incoraggiata dal ritmo ipnotico dei passi, divaga sul tema.

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Lo strada più semplice, quella a prima vista più facile da percorrere, meno ricca di insidie – più sicura diremmo – assomiglia molto a quei sentieri in piano. Quei sentieri imboccati con una certa baldanza, non si vedono salite, non si scorgono problemi in grado di rallentare la falcata e di farci preoccupare. Quei sentieri attirano perché sono ampi, ben evidenti, senza sassi o solchi formati dalla pioggia a segnare la terra impedendo di camminare. E sono davvero belli – quei sentieri – è un piacere percorrerli, le gambe si muovono veloci, il piede si posa sicuro a terra. Talmente semplici che non è necessario piegare gli occhi sul selciato e la vista può spaziare sulla vegetazione attorno, può guardare il cielo e può scandagliare alla ricerca di qualcosa di superbo da ammirare. Spesso però, quei sentieri, sono traditori. Proprio mentre non te lo aspetti, proprio no, dietro ad una curva trovi la prima salita, breve e leggera. Una sola pensi, non è un problema e poi è breve, non avrò alcuna difficoltà nel percorrerla. Al termine nemmeno il fiato grosso, è stata facile e ti senti pronto a proseguire. Ed è così che, alla seconda salita, sempre nascosta da una curva, sali con una certa energia, sicuro di arrivare sulla cima in brevissimo tempo. Solo non è così, la seconda è molto più lunga, più accidentata. Sassi e buchi cominciano a fare compagnia ai tuoi passi. Lo sguardo deve, sempre più spesso, posarsi a terra per controllare il terreno ed evitare storte.

Al termine il fiato è grosso e le mani scendono alle ginocchia mentre il corpo si incurva per prendere fiato e riposare un poco. Solo un poco dici, il peggio è sicuramente passato. Il sentiero non è più così bello come all’inizio. I rovi si fanno sempre più aggressivi, occupano lo spazio riducendo la strada, sempre più simile ad una lingua di terra battuta. Bisogna chinarsi, piegarsi e contorcersi per evitare le dita, piene di spine, più ardite. Inevitabilmente alcune di esse ti graffiano, colpiscono le parti scoperte, braccia e mani. Qualche volta, le più dolorose, il viso.

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All’improvviso, come iniziati, i roveti scompaiono lasciando una sensazione ottima e positiva per i passi futuri. Il sentiero è nuovamente percorribile, ben tracciato ed ampio. Tre o quattro persone potrebbero comminare affiancate.  Ed è davvero molto bello rilassarsi dopo le difficoltà, torna il piacere di camminare e di posare i piedi sulla terra, di guardarsi attorno per capire dove ci troviamo, quanta strada abbiamo percorso distratti dall’incertezze e dagli ostacoli.  Sarebbe bello se non fosse – questa volta non sei per nulla preparato, ancora meno rispetto alle altre volte – che poco più avanti, dopo una leggera discesa, trovi un muro di rovi. Compatto, rigoglioso e malevolo, sembra vivo e famelico. Il sentiero passa proprio nel mezzo. Ne sei certo perché pochi metri più avanti lo scorgi proseguire e, dall’altra parte sembra tutto pulito e nuovamente praticabile ed invitante. Confortato decidi di proseguire e di immergerti in quel groviglio di spine e rami, di farti largo con la forza, se serve. Pochi metri, difficili ma necessari per tornare sul sentiero. Purtroppo non è proprio così, te ne accorgi, nel bel mezzo del roveto la strada davanti ancora ostruita, quella dietro nuovamente chiusa, di come non sia il sentiero quello che avevi visto ma solo uno spiazzo, circondato da alberi e altri rovi, una distesa infinta di rovi.

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Macchie di pensieri che passano per la testa e fanno immaginare il sentiero come una metafora, nemmeno troppo originale, della vita e di come le scelte semplici, quelle fatte per soddisfare e calmare certe paure, paure spesso infondate, si rivelino con l’andare del tempo errate, catastrofiche e irrimediabili.

Sto banalizzando, me ne rendo conto ma i pensieri corrono veloci in circolo ed io non voglio rallentarli, voglio lasciarli liberi di trovare la loro strada, di intrecciarsi o affiancarsi, di incastrarsi e di rilasciare il loro messaggio…

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