Pietre…

Pietre squadrate posizionate nel verso giusto, orizzontale o verticale che sia.
Ne conto quindici in un metro quadrato. Sette, otto chilogrammi di peso le più, superano abbondantemente i dieci quelle più grandi. Sono calcoli ipotetici, non so quanto precisi. Un centimetro di terra, variabile e mai uniforme, separa le une dalle altre. Qualche sasso di piccola dimensione riempie le imperfezioni ed i buchi dove non è stato possibile creare geometrie perfette. Di metri quadrati se ne susseguono dieci, poi altri dieci. Perdo il conto. Centinaia di pietre, tonnellate di peso.

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Percorro gran parte di esse prima di essere distratto da una riflessione o forse, dovrei dire, da un’immagine; decine di persone chine a dissodare e pianeggiare il terreno, muovono vanghe e picconi, secchi e badili in un’azione coordinata e armonica. Qualche metro prima, dove il terreno è pronto, artigiani esperti posizionano le pietre, verificano pendenza e allineamento. Battono, spostano, controllano e poi sistemano nuovamente fino a quando non trovano la corretta uniformità. Rumori, parole, urla e canti rompono il silenzio del bosco, meno bosco di oggi e più campi coltivati e orti. Qualche bestemmia urlata tra i denti anima la discussione e sottolinea decisioni da prendere. La mulattiera deve essere ultimata prima dell’estate quando, complice le tante ore di luce, persone e venditori, con qualche mulo al seguito, cominceranno a muoversi con più frequenza. Non c’è tempo da perdere, il lavoro nei campi non può aspettare e questi giorni di corvè gratuite ne fanno accumulare parecchio. Ma è anche un giorno di festa, bambini girano attorno agli uomini ridendo e scherzando. Scompaiono correndo per tornare subito dopo rincorrendosi. A volte tocca loro portare da bere agli assetati lavoratori ma nessun impegno trattiene a lungo l’entusiasmo e la gran voglia di giocare.
E festa lo è davvero allo scoccare del tocco quando le donne del paese arrivano con un po’ di pane e formaggio, frutta e alcune bottiglie di vino. Un grosso telo viene steso nel campo vicino alla fontana, all’ombra di una grande quercia. I bambini obbligati all’immobilità schiamazzano senza freni mentre gli uomini, un po’ più stanchi, masticano lentamente. Le donne chiacchierano tra loro, con toni moderati mentre ogni tanto qualcuna è costretta a richiamare un figlio troppo irruente.

L’immagine vola via; seppur così nitida i richiami dei miei compagni di escursione riportano il pensiero al presente. Le urla di gioia si azzittiscono, così il rumore del piccone e dei badili. Infine le chiacchiere degli uomini si fanno fievoli ed indistinte. La mulattiera torna compatta sotto i miei piedi, le pietre, oggi consumate, nella posizione scelta.
Una lucertola scappa, foglie e sassolini rotolano. Nessun altro rumore. Solo il silenzio…

 

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