La goccia… (cascate di Farfarà)

La goccia d’acqua inizia il suo viaggio pochi chilometri prima, a Poggio dei Due Santi. Saltella tra le rocce e nel farlo, canta; assieme alla sua voce milioni di altre. La loro felicità è contagiosa, scorrono per la prima volta, è comprensibile. Chissà se ce ne saranno altre, si chiedono. È una delle più vivaci, sempre tra le prime del suo gruppo, attenta a non perdere le compagne sgorgate un sospiro prima, a non finire confinata in una pozza stagnante, invecchierebbe reclusa in una prigione. Schiva i massi più grandi, se ne tiene lontana, se può, si immerge mettendo distanza. Non vorrebbe sbattere su uno di essi e rimanere lì, immobile, in attesa di evaporare.

Correre, muoversi, vedere quanto è lungo il corso d’acqua che sta percorrendo, questo vorrebbe fare. Ogni volta che le gocce avanti a lei compiono un salto le sente gridare di gioia e paura.

Il grande salto sta arrivando!! Mormorano. Ed allora si muove ancor più veloce, per raggiungere la cima, senza sapere che è impossibile. Vuole vedere per prima quel grande salto, capire com’è. È libertà e volo, le spiegano, un volo che dura una vita…

Infine, arriva! Lo percepisce dal fremito che percorre le altre, dal gemito di attesa che assottiglia le distanze ed increspa il corso d’acqua. In un attimo le compagne scompaiono. Davanti a lei solo cielo e alberi, verdi e lussureggianti.

Bellissimo, lo urla, come fanno tutte.
Sorriderebbe, se potesse e sapesse farlo.
Comincia a volare, a danzare, abbraccia le altre, schiva e colpisce, si confonde ed amalgama con quelle più vicine, per poi andarsene poco dopo.

Cantano, per amore, pazzia, felicità…cantano la loro spensieratezza, la voglia di essere vive, parte del fiume, della terra.
Urlano, come solo i bambini fanno quando sono felici e non riescono a dirlo in altro modo.

Al termine ognuna di loro esplode colpendo la pozza d’acqua, entrando in comunione con milioni di altre. Riposeranno per qualche battito di ciglia e proseguiranno il viaggio rigenerate da tanta emozione…

Sotto alla cascata rimaniamo immobili, in segno di rispetto, ammutoliti dal canto dell’acqua, dalla voce di miliardi di gocce, raffreddati dalla brezza che si alza a folate ghiacciando il sudore sulla nostra pelle.
Storditi da tanta forza e dal furore primordiale rinunciamo a qualsiasi parola.

Troppo piccoli, inutili guardiani, ammiriamo, sogniamo…

 

 

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